
Titolo: Nada!
Autore: Death In June
Anno: 1985
Tracklist:
- The Honour of Silence
- The Calling (Mk II)
- Leper Lord
- Rain of Despair
- Foretold
- Behind the Rose (Fields of Rape)
- She Said Destroy
- Carousel
- C'est Un Reve
- Crush My Love
Era il 1985 quando usciva “nada!”, probabilmente il vero inizio di quello che nei decenni seguenti sarebbe diventato un filone musicale molto prolifico e discusso al tempo stesso. I “death in june” era sulla scena ormai da qualche anno e avevano alle spalle un paio di album, lo stile di questi però era ancora strettamente legato al post punk e all'ambiente oscuro di quegli anni.
“nada!” apre un nuovo capitolo della musica, nei pezzi possiamo sentire ancora l'influenza della scena post punk britannica, ma i brani si sono arricchiti di suoni differenti, dalle semplici chitarre acustiche alle trombe passando per finezze “sintetiche” post industriali e percussioni che regalano un tocco di marzialità al tutto.
Quest'album lo si può quasi vedere come una sorta di brodo primordiale da cui poi sono partite tutte le svariate sfaccettature dell'ambiente neofolk.
Ma veniamo alla descrizione più specifica di questo capolavoro. Dieci tracce (almeno queste sono quelle pubblicate nella prima uscita, io che sono un misero mortale ho solo l'ultima ristampa da 16 tracce).
Tra i pezzi c'è un perfetto bilanciamento tra la componenete nuova, più marziale e acustica e quella post punk gia presente, opportunamente filtrata dalla nuova impostazione che douglas P. e soci hanno voluto dare a quest'album. Si va da pezzi come “the honour of silence” che apre l'album col suo avanzare lento e cadenzato, con cori in sottofondo quasi come un lamento funebre che si contrappongono alla più squillante tromba, o alle percussioni che si passano le ritmiche in continuo tra di loro, da timpano a rullante militare e viceversa. Addentrandoci incontriamo poi pezzi come la breve ma intensa “leper lord” o come “behind the rose (fields of rape)”, dei veri e propri prototipi di quello che sarà lo stile più caro ai death in june nei lavori futuri, con la chitarra acustica al centro della scena e tutti gli altri suoni utilizzati soltanto come semplice contorno. Quasi tutti i brani di quest'album sono ormai dei classici, dei pezzi fondamentali dei death in june. Oltre ai gia citati si aggiungono infatti “the calling (mkII)” e “she said destroy”, i pezzi più movimentati di tutto il lavoro (e credo anche di tutta la discografia dei death in june). La chiusura è più moscia e “sconosciuta”, pezzi come l'industriale“c'est un reve” o come “crush my love” che tende quasi all'ambient sono meno noti rispetto ai pezz...
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